



LINGUA: italiano
DURATA: 90 minuti
BIGLIETTI: 13 € intero, 10 € ridotto
“Il punto è trasformare il dolore in bellezza. Ci riusciremo ancora?”
Cosa resta di una famiglia quando i corpi si dissolvono e la memoria si sgretola?
Il Grande Vuoto è l’ultima stagione dell’amore tra una madre, i suoi figli e un padre che non c’è più. Una madre, ex attrice, lentamente scivola via, inghiottita da una malattia neurodegenerativa che le lascia un solo frammento integro: un monologo tratto dal Re Lear. È da qui che si apre un dialogo impossibile tra la tragedia shakespeariana e il quotidiano più intimo, dove il dolore si trasforma, si traveste, gioca. La casa si svuota di persone ma si riempie di oggetti, ricordi, polvere. E la memoria si spegne, gli occhi delle telecamere continuano a osservare: un figlio, una figlia, possono ancora vedere la madre, guardarla mentre gioca al solitario, fissare la televisione spenta, parlare con persone che non esistono, non farsi il bidet, piangere, stare seduta e ferma sul bordo del letto, passare la notte a tirare fuori dai cassetti fotografie, pezzi di carta, mutande sporche, per poi rimetterli dentro.
IN POCHE PAROLE
Teatro e video si intrecciano per raccontare la storia di una famiglia e del suo scomparire. Una madre, ex attrice, colpita da una malattia neurodegenerativa, conserva solo il ricordo del suo cavallo di battaglia: un monologo da Re Lear. Intorno a lei, la casa si svuota di presenze ma si riempie di oggetti e ricordi.
Regia Fabiana Iacozzilli
Drammaturgia Linda Dalisi, Fabiana Iacozzilli
Dramaturg Linda Dalisi
Performer Ermanno De Biagi, Francesca Farcomeni, Piero Lanzellotti, Giusi Merli e con Mona Abokhatwa per la prima volta in scena
Progettazione e realizzazione scene Paola Villani
Luci Raffaella Vitiello
Musiche originali Tommy Grieco
Suono Hubert Westkemper
Costumi Anna Coluccia
Video Lorenzo Letizia
Aiuto regia Francesco Meloni
Scenotecnica Mauro Rea, Paolo Iammarone, Vincenzo Fiorillo
Fonico Jacopo Ruben Dell’Abate, Akira Callea Scalise
Direzione tecnica Francesca Zerilli
Assistenti Virginia Cimmino, Francesco Savino, Veronica Bassani, Enrico Vita
Collaborazione artistica Marta Meneghetti, Cesare Santiago Del Beato
Foto di scena Laila Pozzo
Ufficio stampa Antonella Mucciaccio
Produzione Cranpi, La Fabbrica dell’Attore, La Corte Ospitale, Romaeuropa Festival
Con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna
Con il sostegno di Accademia Perduta / Romagna Teatri, Carrozzerie n.o.t, Fivizzano 27, Residenza della Bassa Sabina, Teatro Biblioteca Quarticciolo
Si ringraziano Luisa Pacilio, Martina Bonati, Martina Tirone, Clara Greco, Benjamin Miller, Mirko Lorusso, Irene Paloma Jona, Marco Ferrara, Beth McCreton, Angela Di Domenico, gli spettatori e le spettatrici del Teatro Herberia Rubiera; Fondazione Casa Lyda Borelli per artisti ed operatori dello spettacolo di Bologna, Casa Residenza Anziani (CRA) di Rubiera; il Centro anziani del comune di Magliano Sabina, Cecilia Alei, Agnesi Graziella
FABIANA IACOZZILLI
Regista e autrice tra le voci più riconoscibili della scena contemporanea, Fabiana Iacozzilli intreccia drammaturgia e ricerca performativa. Lavora tra Roma e New York, collabora con spazi come Teatro Vascello, Cranpi e Carrozzerie | N.O.T, ed è membro del Lincoln Center Directors Lab. I suoi spettacoli – da La classe a Una cosa enorme, da Aspettando Nil a En Abyme – sono stati premiati nei principali festival italiani e internazionali. Al centro del suo percorso: la cura del dettaglio scenico, l’indagine sull’identità e un’urgenza teatrale che scuote e interroga.
La trilogia del vento è un progetto in tre atti in cui Fabiana Iacozzilli esplora le grandi fasi della vita come momenti di trasformazione: l’infanzia e l’impronta dei maestri (La classe), la maturità e la complessità del prendersi cura (Una cosa enorme), e infine la vecchiaia, il vuoto e la memoria (Il grande vuoto).
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